Knowledge Management e web 2.0

Karl Wiig nel 1986 conia il termine Knowledge Management e lo definisce "costruzione , rinnovamento e applicazione sistematici espliciti e deliberati della conoscenza per massimizzare l’efficacia legata alla conoscenza di un’impresa e il rendimento del suo patrimonio conoscitivo”. Proprio comediceva Einstein: la conoscenza è esperienza. Il resto è solo informazione.

redatto da Aryon Solutions | Knowledge Management | 22-05-2019

Karl Wiig nel 1986 conia il termine Knowledge Management e lo definisce "costruzione , rinnovamento e applicazione sistematici espliciti e deliberati della conoscenza per massimizzare l’efficacia legata alla conoscenza di un’impresa e il rendimento del suo patrimonio conoscitivo”. Proprio come diceva  Einstein: la conoscenza è esperienza. Il resto è solo informazione.

È quindi chiaro che non si tratta semplicemente di dati e informazioni ma è proprio la conoscenza tacita", quella che sta nella testa delle persone, a diventare il patrimonio intangibile che permette alle aziende di creare un vantaggio competitivo. Così spesso accade che le aziende cercano di catturare e codificare i saperi dei knwoledge worker e di renderli accessibili al suo interno per evitare che, con la perdita di un knowledge worker si perda un rilevante capitale umano.

Non si tratta sicuramente di un processo semplice, in quanto, in primis, le persone non tendono a esporre i propri saperi e poi, perché queste competenze non posso essere separate dalla condivisione di pratiche lavorative e dalla riflessione su tali pratiche. 

Su queste basi si fonda l’idea di collegare il Knowledge Management allo sviluppo e alla valorizzazione del sapere prodotto dalle “Comunità di pratica”. In questo contesto risultano fondamentali l’utilizzo di opportune piattaforme dotate di strumenti di comunicazione e collaborazione, social software e strumenti del web 2.0, per alimentare e facilitare le Comunità di pratica che operano a distanza, superando i limiti geografici di comparti aziendali che erano separati tra loro e favorendo una gestione della conoscenza sempre più partecipativa. 

Tutto ciò serve per spronare e favorire i knowledge worker, che operano nell'ambito di un certo dominio tematico, a svolgere un lavoro basato sulla cooperazione e lo scambio di conoscenze. 

Alla base però, deve comunque esserci la volontà delle persone di considerare la conoscenza come un bene da condividere. Nonostante questo tipo di approccio abbia comunque delle difficoltà nell'attuazione, sono molte le aziende che hanno deciso di intraprendere queste esperienze. 

Fonte:

https://www.marketingarena.it/2017/04/20/knowledge-management-opportunita-crescita/

http://www.marcoaurelio.comune.roma.it/-/la-pratica-del-knowledge-management-seconda-parte?inheritRedirect=true